Sto cercando un Drago, l’avete visto?

IMG_9369C’era una volta un drago, che scomparve misteriosamente verso la fine del Medioevo, per mano di un eroe ignoto, anche se di voci sull’identità del valoroso ne girano molte. Il nome del mostro era Tarantasio, aveva l’aspetto di un rettile di enormi proporzioni, con un paio d’ali ed il respiro infuocato. La bestia infestava le acque del lago Gerundo, un bacino oggi sparito, che formava un’immensa palude nel mezzo della Pianura Padana lungo il corso dell’Adda.IMG_9374

Sembra che ogni memoria di questa antica leggenda si sia prosciugata insieme al lago, lasciando il posto ad un territorio fertile e operoso suddiviso tra le province di Milano, Lodi e Cremona. Eppure capita di quando in quando di incontrare qualche traccia del passaggio del Drago Tarantasio, che sia un’orma del suo avanzare strisciante, o la scia della sua terribile fama. Ho sentito dire, per esempio, che vi sia proprio lui fra i rettili rappresentati nei bassorilievi che ornano le paraste del portale centrale del Duomo di Milano – la Porta di Maria – conosciuto come il dinosauro del Duomo. Mi sono dovuto recare lì un pomeriggio con l’apposito intento di fotografarlo, poiché pur essendovi passato davanti decine di volte, non l’avevo mai notato. Ho percorso la città fino al suo centro spirituale, armato di fotocamera, per rintracciare una prova non proprio schiacciante della leggenda del Gerundo.

IMG_9372Questa raffigurazione del presunto Tarantasio, a dirla tutta, lo degrada da ineffabile rettile a simpatica lucertola, pure vegetariana, ma sono ugualmente soddisfatto per l’aver segnato una tappa nella mia personale caccia al Drago. Non ci posso fare niente, lo devo ritrovare.

Sto cercando il Drago perché sta diventando sempre più difficile rispondere alla domanda “da dove vengo?”. La preoccupazione per il futuro distoglie continuamente la mia attenzione dall’esplorazione del passato, dal recupero dei ricordi e dal loro riordino per la definizione della mia identità. Per questo serve un Drago, certamente lui sa ritrovare il terreno dove affondano le mie radici.

Sto cercando il Drago, perché come è evidente a tutti, miserie e calamità non hanno ancora lasciato le terre del Gerundo. Per quanto il mostro sia stato ucciso e la palude prosciugata, il male è ancora presente al giorno d’oggi, e le possibili spiegazioni sono due: o il Drago non è stato sconfitto a dovere, oppure non era lui la causa delle avversità che affliggevano la popolazione in tempi antichi. All’epoca in cui imperversava nella bassa pianura lombarda, Tarantasio era il portatore di orribili piaghe e malattie, come la peste e la malaria, divorava gli animali domestici, distruggeva i villaggi e rapiva la gente afferrandola con le sue enormi fauci, e trascinandola con sé nelle profondità del lago. La sua sconfitta rappresenta la liberazione della regione dall’oppressione del male, e la vittoria dell’uomo sulle forze ostili della natura. E così è stato, le terre del Gerundo sono oggi intensamente antropizzate e segnate dalla mano umana, gli elementi naturali sono stati domati, l’ordine sembra regnare sovrano. L’umanità rimane però inesorabilmente fragile di fronte all’azione creatrice e distruttrice dell’universo che la circonda, il clima cambia ad un passo inarrestabile, le acque che un tempo furono regimate fuoriescono dai loro argini senza controllo, e sempre nuove “pestilenze” affliggono le persone, gli animali e le colture.IMG_9373

Sto cercando il Drago, perché io sto dalla sua parte. Se da una parte Tarantasio è una calamità naturale da mettere sotto controllo, dall’altra assume il ruolo di guardiano, posto alla difesa di regioni remote non ancora esplorate, e conquistate. Nel Medioevo le terre del Gerundo costituivano ancora un territorio libero, dove gli eserciti degli stati cristiani non erano ancora entrati a causa della difficoltà ad accedere in tali lande, protette dalle paludi e dalla nebbia. In questi luoghi sopravvivevano popolazioni di cultura precristiana, che continuavano a tramandare i propri usi e costumi grazie alla protezione offerta dalla natura ostile che le circondava – nascondiglio ideale per pagani ed eretici – e naturalmente grazie alla custodia del potente Drago.

IMG_9371E così, leggendo ciò che è stato scritto da chi prima di me si è interessato all’argomento, mi sono convinto che sia questa la storia del lago Gerundo. Una vicenda di guerra perpetua, di continui tentativi da parte delle potenze militari provenienti da fuori di includere nel loro impero territori fino ad allora pacificamente rimasti indipendenti. Vedo Tarantasio difendere il suo popolo dalla colonizzazione, la sottomissione, e qualche volta il massacro, come attestano alcuni documen
ti antichi. La leggenda del Gerundo ricorda così tanto la realtà tragica di tutti i popoli sottomessi della Storia, e della continua privazione della terra da parte di nazioni forti del progresso – che non rispettano la dignità del punto di vista di chi è arrivato prima di loro – che non posso che sperare che da qualche parte il Drago Tarantasio sopravviva ancora.

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